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STORIA DI ROMA

Alcune tappe della nascita e sviluppo della città di Roma

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Dall’inizio della Repubblica alla guerra contro Pirro (509-275 a.C.)

Con l’avvento della Repubblica, sia essa sorta attraverso un’azione violenta o dopo un lungo processo evolutivo storico-sociale-militare, si restrinsero sempre più i poteri di un singolo, della monarchia, ed il potere passò nelle mani dei capi delle “gentes” e quindi dei patrizi.
Il nuove regime si usava designare con il termine “res publica” ad indicare cioè che gli interessi privati di un singolo vennero sostituiti con quelli della comunità, seppur riservati alla sola classe dominante. Il governo dello stato fu affidato a magistrature collegiali ed annuali: a due consoli (in un primo tempo pare a due pretori) che svolgevano le funzioni prima di esclusiva del re, collaborati da questori e da duoviri perduelionis e dai tribuni militium.
Per i casi di emergenza, veniva nominato un dittatore che durava in carica sei mesi ed aveva pieni poteri. Con l’avvento della Repubblica, del termine rex non rimaneva traccia, mentre si faceva strada il termine rex sacrorum, quale titolo del pontefice massimo.
Il potere di fatto però rimase nelle mani del Senato che, avvalendosi della prerogativa, organo di consiglio svolto sotto la monarchia, influì non poco nella scrittura della nuova costituzione, facendo in modo da imporre come leggi le proprie decisioni (Senatus Consulta).
I primi tempi della repubblica non furono caratterizzati da eventi particolari se non dalle lotte per l’esistenza contro l'invasione di popolazioni esterne e dalla guerra per l’uguaglianza dei diritti civili ed economici tra patrizi e plebei. La cacciata di Tarquinio il Superbo, violento ed ambizioso, anche se fu un sollievo per la popolazione, causava l’indebolimento dell’economia (andava in crisi anche il trattato commerciale stipulato con Cartagine nel 509 a.C.) e determinava la rivolta dei Latini e degli Etruschi, insofferenti all’egemonia di Roma. Roma fece fallire due tentativi di Tarquinio di riconquistare il potere, prima con l’aiuto di Porsenna di Chiusi e poi alleandosi con i Latini, i quali furono però sconfitti presso il lago Regillo dal dittatore Aulo Postumio Albo Regillense, (tra il 499 e 496 a.C.) ed indotti poco dopo (nel 493 a.C.) dal console-pretore Spurio Cassio a stringere un’alleanza difensiva con Roma (Foedus Cassianum), a cui aderirono anche gli Ernici. Nelle lotte a difesa di Roma si inseriscono le leggendarie imprese di Muzio Scevola e di Clelia. Nel V secolo a.C., pur tra infinite lotte subite a causa degli assalti delle popolazioni confinanti, e nonostante gravi perdite, Roma riuscì a difendere la propria città. Molteplici sono le gesta compiute da eroici combattenti come Muzio Scevola e Clelia che diedero luogo a vere e proprie leggende. Si ricordano la leggenda di Coriolano, di Cincinnato e dei trecento Fabi. Vennero stroncati gli attacchi dei Volsci, degli Equi, gravemente sconfitti al Monte Algido nel 431 a.C.; così come venne distrutta l’etrusca Veio, giunta con l’espansione fin su al Gianicolo alla destra del fiume Tevere, dopo un assedio durato circa 10 anni (396 a.C.) condotto da Furio Camillo. Infine l’assedio dei Galli, avvenuto tra il 390 e il 387 a.C., i quali abbandonato l’assedio di Chiusi rivolsero le loro mire su Roma e, superando la resistenza dei Romani sul fiumicello Allia, penetrarono nella città, mettendola a ferro e fuoco per 7 mesi, gettando Roma in una profonda crisi e compromettendone il prestigio. Ma Roma non si arrese e, cessata l’occupazione, cominciò a riorganizzarsi e, risolti i contrasti interni, si mise a riconquistare le posizioni perse nel Lazio e nell’ Italia centrale. La riorganizzazione dello Stato romano passò attraverso l’equiparazione dei diritti dei plebei a quelli dei patrizi, soprattutto nel campo civile, politico ed anche economico. I patrizi e i plebei, avendo affrontato insieme dure ed aspre battaglie avevano consapevolezza ormai che solo uniti, realizzando una pace interna, potevano dar corso ad una nuova fase di ricostruzione di Roma e del suo potere nella città e sulle popolazioni dell’Italia. La lotta tra le classi contendenti era stata lunga, aspra e drammatica. Alla caduta della Monarchia tutto il potere del nuovo Stato (magistrature, collegi sacerdotali, il Senato, l’assemblea dei comizi curiati) nonchè l’arbitraria interpretazione delle leggi trasmesse a voce, era nelle mani dei patrizi, proprietari anche della maggior parte delle terre. I plebei, quelli abbienti, a capo della massa tumultuosa dei più poveri, fin dall’inizio del V sec. a.C., riuniti in assemblee irregolari rivoluzionarie, intrapresero la lotta per la parificazione dei diritti, ricorrendo anche all’arma della secessione da Roma.
Infatti nel 494 a.C., per protesta sulle spietate leggi sui debiti, si ritirarono sul Monte Sacro al di là dell’Aniene (Menenio Agrippa). Le conquiste dei diritti cominciarono nel 494 a.C. con la possibilità di nominare tribuni della plebe, capi propri, e le lotte per acquisire la parificazione durarono per tutto il secolo e continuarono anche per quello successivo (IV sec. a.C.). Per effetto delle lotte dei plebei, la divisione del territorio avvenuta nel 495 a.C. prevedeva la costituzione di sedici tribù rustiche e quattro urbane, al posto delle tradizionali esistenti dei Ramni, Tizi e Luceri.
Con tale nuova suddivisione i Plebei avevano diritto a nominare assemblee di soli plebei (concilia plebis tributa). Tra il 450 ed 451 a.C., venivano emanate le 12 Tavole, leggi che consentivano ai plebei, sia pure limitatamente al campo del diritto privato e procedurale, la parità giuridica.
Nel 445 a.C. con la Lex Canuleia avvenne l’abolizione del divieto di matrimonio tra le due classi.
Con l’istituzione poi della magistratura d’emergenza dei tribuni militari con potestà consolare (tribuni militum consulari potestate), accessibile anche ai plebei, perché il reclutamento militare era basato sul censo, si anticipò la possibilità di accedere alle cariche e di essere, di conseguenza, ammessi al Senato. Inoltre, se l’istituzione della censura (430-435 a.C.) poteva sembrare una rivalsa dei patrizi onde avere il controllo superiore dello Stato, l’ordinamento centuriato attribuito a Servio Tullio, ma di fatto istituito tra il V e IV sec. a.C., influì in misura determinante sulla attenuazione, se non sulla soppressione, della secolare disuguaglianza politica, sostituendo la prerogativa della nascita con quella della ricchezza. Ma l’effettiva parificazione fu raggiunta nel 367 a.C. con le Leges Liciniae Sextiae, che aprirono ai plebei l’accesso al Consolato.


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