Nella mitologia greca l’Etna era la sede del Dio del Fuoco Efesto, che vi teneva la sua fucina sotterranea e vi faceva lavorare i Ciclopi, giganti con un occhio solo al centro della fronte. I Romani invece, collocarono il Dio del Fuoco (Vulcano) nel cratere omonimo, nelle Isole Eolie.
In ogni caso, sarà proprio dalla mitologia romana che, verso la fine del Medioevo, prenderanno il nome tutte le montagne dalle quali uscivano fuoco e fiamme, fumo e detriti, boati e fiumi di lava incandescente: i vulcani.
I vulcani si sono formati dal movimento che fa incontrare la crosta terrestre sottostante ad un oceano e la "zolla" di un continente. A seguito di questi scontri, le rocce subiscono un’azione di riscaldamento che ne provoca la fusione parziale, ben visibile nel momento della fuoriuscita del magma vulcanico.
Accanto al punto in cui avviene lo scontro, generalmente, si forma una zona di distensione del terreno che sprofonda e dà origine ad un bacino cosiddetto "marginale".
Sono necessari moltissimi anni e l’accumularsi di molto materiale per far sì che il vulcano cresca e cominci a vedere la luce, oltre il livello del mare all’interno del quale è stato originato.
I vulcani possono rimanere attivi per milioni di anni, con esplosioni improvvise intervallate da periodi di riposo talmente lunghi da far pensare che siano spenti. Per evitare pericoli alle popolazioni residenti nei dintorni, è necessario conoscere a fondo la storia passata di un vulcano.
Fra le manifestazioni legate all’attività più intensa di un vulcano è possibile annoverare:
- le colate laviche (che avanzano lentamente e non costituiscono pericolo grave anche se distruggono tutto ciò che incontrano);
- le eruzioni esplosive (pericolosissime perchè il magma è frammentato in pezzetti che, quando vengono espulsi insieme ai potenti gas, costituiscono colonne eruttive alte anche varie decine di chilometri, che ricadono a terra nello stato solido e ricoprono tutto di strati di pomici e ceneri);
- flussi piroclastici (dati dal collassamento delle colonne eruttive lungo i fianchi del vulcano, con conseguente formazione di flussi di gas, pomici e ceneri, molto veloci e molto pericolosi).
Per trasformare in terreno fertile i materiali prodotti da un vulcano e ricaduti a terra, ci vogliono molte decine o addirittura centinaia di anni.
Presentiamo le maggiori formazioni vulcaniche presenti in Italia, con una breve scheda descrittiva:
|